Il problema non è lo smart working, è come è configurato
In Italia lavorano da remoto oltre 3,5 milioni di persone. Molte di queste si connettono ogni giorno alle risorse aziendali da casa, da spazi di coworking o dalla rete del cliente. Reti che l'azienda non controlla, non monitora e spesso nemmeno conosce.
Questo non significa che lavorare da remoto sia pericoloso per definizione. Significa che serve una configurazione adeguata. E che senza di essa, il rischio è concreto.
Secondo il Rapporto Clusit 2026, gli incidenti informatici gravi in Italia sono aumentati del 42% nel 2025 rispetto all'anno precedente. Il dato più rilevante per chi gestisce team distribuiti: una quota significativa di questi attacchi ha sfruttato vulnerabilità legate proprio al lavoro remoto.
Una PMI su quattro ha subito una violazione informatica negli ultimi tre anni. Non è una statistica astratta: sono aziende con 10, 30, 80 dipendenti. Aziende normali. — Cyber Index PMI 2025, Confindustria & Generali
I vettori di attacco più comuni nel lavoro remoto
Prima di scegliere gli strumenti, è utile capire da dove arrivano i problemi reali.
RDP esposto su internet
Il Remote Desktop Protocol — quello che permette di prendere il controllo di un PC da remoto — è ancora oggi uno dei vettori più sfruttati. Quando la porta 3389 è aperta su internet senza protezioni, diventa un bersaglio facile per attacchi automatizzati. Nel 2025, una quota rilevante degli attacchi ransomware in Italia è partita proprio da RDP esposto.
Se nella tua azienda qualcuno si collega ai computer in ufficio tramite desktop remoto diretto, senza VPN, questo è il primo problema da correggere.
Credenziali rubate o deboli
Il Verizon Data Breach Investigations Report 2025 attribuisce al furto di credenziali oltre un quinto delle violazioni come vettore iniziale. I team distribuiti usano più servizi su più reti: email aziendale, gestionale, cloud storage, VPN stessa. Ogni account con una password debole o riutilizzata è una porta potenzialmente aperta.
Appliance VPN senza aggiornamenti
Paradossalmente, anche la VPN può diventare un problema. Gli incidenti legati a VPN aziendali sono aumentati in modo significativo negli ultimi anni, spesso perché i dispositivi fisici (firewall, concentratori VPN) non vengono aggiornati con regolarità. Una vulnerabilità nota su un'appliance non patchata è un ingresso garantito per chi sa cercarlo.
VPN aziendale: quando serve e come sceglierla
La VPN crea un tunnel cifrato tra il dispositivo del collaboratore e la rete aziendale. Tutto il traffico passa attraverso quel tunnel, come se il dipendente fosse fisicamente in ufficio. È lo strumento giusto per accedere a risorse interne: server, cartelle condivise, gestionali on-premise.
Per una PMI sotto i 50 utenti, la VPN rimane la scelta più pratica. Molte aziende hanno già un firewall — Fortinet, Sophos, pfSense — che include la funzionalità VPN nella licenza esistente, senza costi aggiuntivi. Il problema, nella maggior parte dei casi, non è la mancanza dello strumento: è che non è configurato o non è usato.
Cosa verificare sulla tua VPN oggi
- Il firmware del firewall/appliance è aggiornato all'ultima versione stabile?
- L'accesso VPN richiede l'autenticazione a due fattori (MFA)?
- Ogni utente ha credenziali individuali, o si condivide una password di gruppo?
- Chi non lavora più in azienda ha ancora un account VPN attivo?
- I log di accesso vengono conservati e controllati periodicamente?
Se anche solo una di queste risposte è "non lo so", è il punto da cui partire.
VPN vs Zero Trust: una distinzione utile
Si sente spesso parlare di Zero Trust Network Access (ZTNA) come alternativa alla VPN tradizionale. La logica è diversa: invece di dare accesso all'intera rete, si concede accesso solo alla singola applicazione o risorsa necessaria, verificando identità e dispositivo a ogni connessione.
Per una PMI con pochi utenti e un'infrastruttura semplice, ZTNA può essere sovradimensionato. Vale la pena valutarlo quando si gestiscono collaboratori esterni, fornitori con accesso parziale, o quando si lavora interamente in cloud. In ogni caso, non è una scelta urgente se la VPN non è ancora configurata correttamente.
Autenticazione: l'MFA non è opzionale
Il Cyber Index PMI 2025 (Confindustria e Generali, su oltre 1.500 aziende) fotografa una situazione chiara: solo il 50% delle PMI italiane ha introdotto l'autenticazione multi-fattore. L'altra metà accede ai propri sistemi con la sola password.
L'MFA aggiunge un secondo passaggio di verifica dopo la password: un codice temporaneo via app (Google Authenticator, Microsoft Authenticator), un SMS, o una chiave hardware. Anche se la password viene rubata, l'attaccante non riesce ad entrare senza il secondo fattore.
È la misura con il miglior rapporto tra costo e beneficio in assoluto. Quasi tutti i servizi cloud aziendali la supportano già: Microsoft 365, Google Workspace, i principali firewall. Attivarla richiede un pomeriggio di configurazione e qualche minuto di formazione per i dipendenti. Non farlo è una scelta difficile da giustificare.
Priorità d'attivazione consigliata:
- Email aziendale (è la chiave di tutto il resto)
- Accesso VPN
- Gestionale e ERP
- Strumenti di collaborazione (Teams, Slack, Drive)
Dispositivi gestiti: il confine tra sicuro e non sicuro
Un dipendente che lavora da casa con il PC personale rappresenta un problema strutturale. Non perché sia malintenzionato, ma perché quel dispositivo non è sotto il controllo dell'azienda: potrebbe avere software non aggiornato, antivirus assente o scaduto, applicazioni installate senza controllo, altri utenti familiari che lo usano.
La gestione centralizzata dei dispositivi — spesso chiamata MDM (Mobile Device Management) o UEM (Unified Endpoint Management) — permette all'IT aziendale di applicare policy di sicurezza su tutti i dispositivi aziendali, anche da remoto. Significa poter garantire che tutti i PC abbiano:
- Sistema operativo e applicazioni aggiornati
- Cifratura del disco attiva (BitLocker su Windows, FileVault su Mac)
- Antivirus/EDR installato e funzionante
- Schermata di blocco automatica dopo inattività
- Possibilità di cancellazione remota in caso di furto o smarrimento
Solo il 30% delle PMI italiane adotta cifratura dei dati e segmentazione di rete, secondo il Cyber Index PMI 2025. La cifratura del disco è il minimo: se un laptop viene rubato o smarrito, senza cifratura i dati sono accessibili a chiunque rimuova il disco.
Soluzioni MDM come Microsoft Intune (incluso in molte licenze Microsoft 365 Business Premium) o strumenti equivalenti permettono di gestire fino a decine di dispositivi senza un reparto IT dedicato. Il costo è spesso già coperto da licenze esistenti.
Da dove iniziare: un ordine pratico
Se parti da zero o quasi, non serve fare tutto insieme. Serve fare le cose nell'ordine giusto.
- Chiudi RDP su internet. Se qualcuno si connette via desktop remoto diretto, fallo passare per VPN. Subito.
- Attiva MFA sull'email aziendale. È il punto di accesso a quasi tutto il resto.
- Verifica e aggiorna il firmware del firewall/VPN. Controlla la versione attuale e confrontala con l'ultima disponibile sul sito del produttore.
- Revisiona gli account attivi. Disabilita gli account di chi non lavora più in azienda, su tutti i servizi.
- Attiva la cifratura del disco su tutti i dispositivi aziendali usati da remoto.
- Valuta un sistema MDM se gestisci più di 5-10 dispositivi distribuiti.
Nessuno di questi passaggi richiede un budget elevato. La maggior parte richiede tempo, attenzione e una decisione. Il Cyber Index PMI 2025 indica un punteggio medio di maturità cyber delle PMI italiane a 55 su 100, sotto la soglia di sufficienza fissata a 60. Questi sei passi bastano già a superarla.
Se vuoi un'analisi della tua situazione attuale — VPN, accessi, dispositivi — scrivici. Lavoriamo con PMI in Alto Adige e nel resto d'Italia: partiamo sempre da quello che c'è già, non da una lista di cose da comprare.